L’emergenza coronavirus in Valfino Vestina in attesa degli interventi SNAI

L’area interna abruzzese è fra le più colpite di Italia con una popolazione di over 65 pari al 30%

 
 
 
“Le aree interne sono state abbandonate al loro destino per troppo tempo, ma i piccoli paesi sono la caratteristica e la bellezza dell’Italia, ricchi dal punto di vista naturalistico e culturale, ma come fanno questi territori a valorizzare le loro ricchezze e garantire i servizi ai cittadini senza risorse”. E’ il grido di dolore di Catiusca Cacciatori, sindaca del comune di Arsita, capofila della Valfino Vestina, seconda area abruzzese nell’ambito della Strategia nazionale per le aree interne (SNAI) attualmente una delle zone italiane più colpite dall’epidemia da Covid-19. Il comune di Castiglione Messer Raimondo in particolare, nel teramano, è stato denominato la “Vo' d'Abruzzo” per l’incidenza di vittime e contagiati (77 casi di coronavirus su poco più di duemila abitanti e 14 decessi in pochi giorni) che, in percentuale, sono superiori a quelle del comune veneto divenuto insieme al lombardo Codogno, simbolo della gravità dell’epidemia.
 
L’area progetto, geomorfologicamente collinare-pedemontana, è molto vasta e articolata in tre ambiti, Vomano, Valfino e Vestina, compresi tra Teramo e Pescara con una popolazione complessiva di 26.680 abitanti. E’ caratterizzata da un imponente fenomeno di spopolamento e conseguente invecchiamento della popolazione non controbilanciato da adeguati servizi sanitari territoriali, pressoché assenti. Molti presidi, per la razionalizzazione della spesa, sono stati chiusi o ridimensionati. Tutta la Valfino e parte della Vestina, sono zona rossa dal 17 marzo per volontà dei sindaci che, tutti insieme, hanno chiesto alla Regione Abruzzo di istituirla. Gli abitanti sono costretti a ricorrere agli ospedali di Atri, Teramo e Penne, con un intervallo target dei mezzi di soccorso di 52 minuti contro una media regionale di 28 e nazionale di 21. E questo vale per tutti gli altri servizi che, per fa quadrare le casse dei piccoli comuni e non gravare sui cittadini, hanno subito tagli.
 
“Nella Vestina non è assicurata la rete di emergenza-urgenza – afferma Ilario Lacchetta sindaco di Farindola – e per patologie quali ictus o infarto bisogna raggiungere il pronto soccorso di primo livello a Pescara con tempi oltre i 60 minuti. Siamo al limite della legalità e del rispetto della nostra Costituzione che in questa situazione si traduce in un aumento del disservizio con tutti gli operatori impegnati nell’emergenza Covid”.“Il nostro piano SNAI prevede anche interventi di telemedicina – ci dice dalla quarantena il sindaco di Messer Raimondo Vincenzo D’ercole, anche lui risultato positivo al virus – che in questa fase, con una popolazione prettamente anziana come la nostra, con 200 persone ultraottantenni,  avrebbero sicuramente attutito gli effetti dell’epidemia”. Proprio a Castiglione Messer Raimondo la SNAI prevede anche la riattivazione di un poliambulatorio chiuso dal 2013 che, per il sindaco, sarebbe potuto diventare un presidio Covid.
 
L’iter SNAI dell’area, giunto alle soglie dell’Accordo di Programma Quadro (APQ), ha rafforzato lo spirito collaborativo fra i primi cittadini e gli amministratori locali che si trovano a fronteggiare una situazione particolarmente difficile in quanto l’epidemia in corso si innesta su una profonda crisi socio-economica preesistente che ha spinto molti, soprattutto i più giovani, a lasciare quelle terre ora abitate da una popolazione composta per il 30% da over 65. L’APQ mobiliterà complessivamente circa 7,5 milioni di euro per attivare tutti gli interventi strategici per lo sviluppo locale e per adeguare i servizi essenziali  che avrebbero consentito, in questa emergenza soprattutto sanitaria, di rispondere con mezzi adatti e, probabilmente di  ridurre vittime e danni. “Io mi auguro che l’APQ possa essere firmato al più presto, magari a fine maggio – afferma la sindaca Cacciatori - la strategia ha impiegato 5 anni per vedere la luce, le procedure hanno assorbito molto tempo che nelle aree interne non si può perdere perché la gente se va”.
 
 L’area, in adempimento al prerequisito associativo per l’ammissibilità alla SNAI ha deciso di gestire in forma associata, oltre al catasto, la funzione di protezione civile. Scelta dettata anche da una lunga storia di calamità che va dal sisma del 2009 a quello del 2016, dalla tragedia di Rigopiano del 2017 fino al costante rischio di dissesto idrogeologico.  La previsione è quella di poter avere a disposizione e condividere uomini e mezzi, compresi quelli del volontariato, fra i comuni dell’area perché nelle primissime fasi delle emergenze i sindaci che sono in prima linea devono poter rispondere in maniera puntuale. “Abbiamo perseguito questo obiettivo nella nostra strategia facendo tesoro delle inefficienze del passato per dare risposte immediate, mettendoci insieme per reagire a ogni tipo di emergenza” - ha sottolineato Ilario Lacchetta.  In linea con le nuove normative regionali e nazionali, i comuni stanno aggiornando i piani comunali, per poi realizzarne tre, distinti per ciascun ambito e, infine, arrivare all’elaborazione di un unico piano sovracomunale di protezione civile. Malgrado le risorse non siano ancora disponibili perché l’APQ non è stato firmato, la SNAI ha già sortito un effetto.  I piani comunali potranno essere tutti aggiornati grazie alla garanzia delle risorse che a breve saranno erogate. I prefetti avevano richiesto l’adeguamento dei piani comunali in base alla DGR del 2018. I municipi, grazie alla copertura della Strategia, potranno rendicontarli dopo la firma dell’APQ.  Attualmente i volontari, in caso di necessità e grazie alla rete dei sindaci, possono essere spostati da un comune all’altro. “Nella zona rossa della Vestina riusciamo a garantire un servizio di volontariato sovracomunale – spiega Lacchetta - grazie ad un’associazione di dimensione regionale. E’ un tentativo di standardizzare un centro operativo sovracomunale con dei modelli omogeni come prevede la Strategia”.
 
“L’unico modo per salvarci è unire le forze, stare insieme per erogare servizi adeguati e rispettare la coesione territoriale sancita dalla Costituzione e che ad oggi, singolarmente, non possiamo garantire” conclude il sindaco D’Ercole.